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2 giugno 2004
Il Convento dei Cappuccini, un pezzo di storia di Casteltermini inesorabilmente perduta
Il convento dei Cappuccini(nella foto sotto, prima del crollo) ormai è andato in parte distrutto e quel che è perso non potrà essere recuperato. La parte posteriore del fabbricato, l’inverno scorso, è quasi totalmente crollata. Insieme ad essa è andata persa una componente importante dell’architettura antica del paese. Volevo proporvi uno studio realizzato da un architetto castelterminese, che ha realizzato, alcuni anni fa un progetto di riqualificazione dell’edificio e dell’area limitrofa.
Studio dell’architetto Antonio Gaeta
L’area dei Cappuccini la parte che domina Casteltermini e proprio da lì, nei primi del 600’, sorgeva il casale di Chiuddia, da dove è iniziata l’espansione del paese. La zona ha subito negli anni notevoli trasformazioni. Nel 1727 è stato edificato il convento dei Cappuccini, che, con le soppressioni delle Corporazioni religiose, nel 1867, è diventato bene demaniale, assumendo le funzioni di carcere e quindi di ricovero per indigenti. Nel corso del tempo lo stabile ha subito un graduale processo di abbandono. In questo momento - cfr anno 1998 – tutti i locali del Convento sono in disuso, con zone di crollo, che ne hanno causato un profondo danneggiamento. Si può affermare che, da più di un secolo, la storia della città non si confronta più con questa antica presenza. Ci si è prefissi di operare una rivitalizzazione del nucleo in questione a partire da un nuovo ruolo da affidare al sistema conventuale: “Un centro di formazione legato alle tradizioni artigianali. L’area interessata, compresa la piazza Vittoria, antistante alla chiesa, giocherebbe un ruolo importante proprio ai margini della cittadina. Il Convento allo stato attuale – cfr 1998 – si presenta come un fabbricato di notevoli dimensioni, completamente in stato di abbandono. Negli ultimi anni, gli unici interventi sono stati effettuati impropriamente nella chiesa – prospetto – e nello spazio prospiciente. Il complesso presenta un impianto quadrato a corte di due livelli, con uno dei lati confinante con la suddetta chiesa. Abbandonato da tempo, presenta un’ala parzialmente crollata, tanto da lasciar costantemente le restanti parti sotto l’aggressione diretta degli agenti atmosferici. L’impianto interno nasce dall’organizzazione di convento per cui era nato.
Il progetto di recupero e di riqualificazione del Convento dell'architetto Antonio Gaeta
Gli intenti del progetto sono quelli di ricondurre questa parte alta della città a una nuova centralità prevedendo una nuova destinazione d’uso: “Un centro di formazione legato alle tradizioni artigianali”. L’intervento è stato mosso attraverso un attento lavoro di ridisegno degli spazi e dei volumi, volto a recuperare la memoria storica del luogo. In taluni casi, come nella ricostruzione dell’ala ormai perduta, si è cercato di ridare continuità al prospetto esterno, con l’uso del materiale residuo del crollo e nello stesso tempo si è lasciato un parziale squarcio che dovrebbe essere protetto da una vetrata. Nel corso della ricomposizione della parte crollata, viene pure caratterizzato l’interno, risolto con la creazione di un ambiente polifunzionale, lasciato aperto con il corridoio al pianterreno e in parte a doppia altezza comunicante con una grande sala studio al primo piano. Il tutto protetto da una struttura d’acciaio con pilastri, travi e capriate che si distacca dalla muratura. Al piano terra viene riqualificata la grande sala, usata come probabile refettorio, destinata ora a laboratorio musicale e insonorizzata per una migliore resa acustica. La ripartizione del piano terra presenta il ripristino dei tre archi che si affacciano nella corte interna. Questi archi vengono così a determinare un filtro tra l’interno e la corte, ed è proprio nella corta, a ridosso dei tre archi, che viene impiantata una scala di servizio permettendo l’accesso al livello superiore. Il primo piano è destinato ai vari laboratori artigianali, cercando di lasciare la sistemazione originale delle cellette. La sala studio descritta, che si affaccia al piano inferiore e fruisce della luce della grande vetrata, gioca un ruolo importante in quanto spezza la continuità di questi ambienti che, dislocasti lungo ogni ala, si chiudono a quadrato, ma nello stesso tempo viene lasciata aperta proprio per rilevare la funzione di luogo sia di transito tra una parte e l’altra, sia di sosta e quindi di studio o lettura.
| inviato da il 2/6/2004 alle 0:40 | |
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